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Ginevra/Losanna/Zurigo, 7 novembre 2016

In quasi 20'000 hanno firmato la petizione che chiede a Trafigura di vendere, ovunque nel mondo, solo carburanti conformi alle norme europee. Public Eye ha oggi presentato queste firme, insieme ad un container pieno dell’aira inquinata di Accra, alla sede operativa di Trafigura a Ginevra. La pubblicazione del rapporto «Dirty Diesel», che rivela come i commercianti svizzeri stiano sommergendo l’Africa di carburante tossico, ha suscitato enorme indignazione. Ciononostante il colosso Trafigura continua a rifiutare di assumersi le proprie responsabilità. Grazie alla pressione esercitata dalla società civile, in Ghana il governo ha ridotto di sessanta volte la quantità di zolfo autorizzata nel carburante diesel. Questa vittoria rappresenta un importante primo passo verso la protezione della salute degli abitanti dell’Africa occidentale, vittime dell’aumento spropositato dell'inquinamento atmosferico.

© Mark Henley / Panos

Sulle note di un concerto di percussioni africane, oggi Public Eye ha recapitato un container pieno dell'aria inquinata di Accra, capitale del Ghana, alla sede operativa di Trafigura a Ginevra. Un simbolico «ritorno al mittente» con cui l’organizzazione ed i suoi partner intendono rinnovare a Trafigura l’invito a smettere di approfittare della debolezza delle norme in vigore in Africa per produrre e vendere carburanti con elevati livelli di zolfo, altamente inquinanti.

Pur avendo accettato di ricevere la petizione, Trafigura continua a nascondersi dietro il fatto di rispettare la legge dei paesi in cui opera. Questo atteggiamento passivo da parte di un’azienda che dichiara di voler diventare un modello di comportamento nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa rispecchia appieno l’andamento di un settore che fa del profitto la sua priorità. Vitol, Addax & Oryx, Mercuria e Glencore, anch’esse coinvolte dalle dichiarazioni di Public Eye, sembrano ugualmente poco propense ad agire a meno che non vengano adottate regolamentazioni più severe, mettendo così a rischio la salute di milioni di persone.

Mentre le società svizzere ignorano le proprie responsabilità, la campagna lanciata da Public Eye e dai suoi partner africani ha provocato forti reazioni a livello internazionale ed i cambiamenti politici non si faranno attendere. Grazie alla pressione esercitata dalla società civile, il governo del Ghana ha annunciato l’introduzione di nuovi rigorosi standard. Durante un incontro organizzato ad inizio novembre dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, la National Petroleum Authority si e impegnata a ridurre drasticamente la quantità di zolfo autorizzata nel diesel. Si passerà da 3000 a 50 parti per milione (ppm), un tenore non distante da quello indicato dalle norme europee (10 ppm). Questo nuovo standard entrerà in vigore da marzo 2017 e verrà applicato alle importazioni. La raffineria nazionale TOR, che copre il 15% del consumo nazionale, dovrà a sua volta a partire da questa data fornire diesel a 500 ppm e avrà fino al 2020 per conformarsi al nuovo standard. Saranno necessari investimenti affinché la raffineria venga dotata di unità di desolforazione, necessarie per produrre carburanti di qualità migliore.

L'importante passo compiuto dal Ghana potrebbe essere d’esempio per altri governi dell’Africa occidentale, che a dicembre si riuniranno ad Abuja, in Nigeria, per affrontare la questione. Anche nella zona ARA (Amsterdam-Rotterdam-Anversa), in cui viene principalmente prodotta la cosiddetta «qualità africana», questa storia ha fatto notizia. Nei Paesi Bassi sono attualmente in corso trattative politiche per porre fine alla complicità di Amsterdam in questo giro d’affari illegittimo. Insieme ai suoi partner africani, Public Eye prosegue la lotta contro i carburanti tossici. Le aziende che producono e vendono prodotti pericolosi, gli Stati che li esportano ed i governi dei paesi toccati da questo commercio devono agire senza esitazione affinché venga garantito rispetto del diritto alla salute dei cittadini.

Ulteriori informazioni qui o presso :

Géraldine Viret, responsabile del dipartimento comunicazione, Public Eye, +41 21 620 03 05, geraldine.viret[at]publiceye.ch

Marc Guéniat, inchieste, Public Eye, +41 21 620 03 02, marc.gueniat[at]publiceye.ch

Fotografie della nostra azione a Ginevra, protette da diritto d’autore. © Mark Henley / Panos

 

 

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