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«Fatti alternativi» all'interno del rapporto dell'associazione svizzera del commercio di materie prime

Losanna/Zurigo, 28 marzo 2017

Il rapporto intitolato Commodity Trading Monitoring Report, uscito il 12 marzo, è stato annunciato come il «primo studio scientifico» del settore, poco trasparente, delle materie prime in Svizzera. La sua pubblicazione si rivela però non essere che una manovra di lobbying da parte dell'associazione dei commercianti, la STSA. Si riconferma così la reticenza a fornire informazioni affidabili da parte di questo settore impenetrabile.

Alcuni dei contenuti centrali del rapporto erano già noti da mesi. L' associazione svizzera del commercio di materie prime e dei noli marittimi (STSA), con sede a Ginevra, li aveva fatti trapelare ai media già diverso tempo prima della pubblicazione del documento. Lo scopo: ingigantire artificialmente l'importanza del settore per l'economia svizzera e sostanziare così la minaccia dell’associazione di abbandonare il territorio elvetico nel caso vi fosse la volontà politica di imporre nuove regolamentazioni ai suoi affari. Le stime pseudoscientifiche imbastite dalla STSA sembrano per esempio indicare che 36'154 persone sarebbero impiegate nel commercio di materie prime. Una cifra questa a dir poco spettacolare se consideriamo che si tratta di un numero pari a 3,5 volte quello dichiarato dal Consiglio federale nel suo rapporto del 2013. All’origine di questa affermazione è una lista non divulgata di aziende, molte delle quali in realtà non sono affatto attive nel commercio di materie prime. È quanto abbiamo scoperto attraverso la nostra analisi (PDF, 84 KB) di questo rapporto espressamente fuorviante e della sua metodologia fallace.

Public Eye ha al contempo stilato una propria lista contente tutte le società svizzere attive nel commercio di materie prime. A differenza della lobby, abbiamo reso pubblici tutti i nomi da noi raccolti. A partire dalla nostra lista di 400 aziende del settore che realmente forniscono impiego, l’Ufficio federale di statistica ha potuto recensire 7’594 posti di lavoro diretti, una cifra di quattro volte inferiore a quella ritoccata dalla STSA. A redigere il rapporto dell’associazione dei commercianti è stata la «responsabile della RSI» (responsabilità sociale d’impresa) della lobby, con la supervisione di alcuni dipendenti dell’Università di Ginevra. Gli stessi sono anche all’origine delle analisi statistiche ed erano i soli ad avere accesso ai dati grezzi. Il risultato del loro lavoro è stato pubblicato sul sito internet dell’istituto svizzero di ricerca sulle materie prime (lo «Swiss Research Institute on Commodities»), che annovera fra i suoi otto membri fondatori il segretario generale della STSA ed il presidente dell’Associazione svizzera dei commercianti di caffè.

Nella storia di questo rapporto fuorviante e dell’uso che ne viene fatto ciò che colpisce particolarmente è che lo studio sia stato condotto come parte di un processo collaborativo diretto dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO) e dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Proprio il contesto in cui invece si dovrebbero delineare le direttive per l’attuazione dei principi guida dell’ONU riguardo alle imprese e ai diritti dell’uomo (raccomandazione 11 del rapporto di base sulle materie prime). Lo studio della STSA si inserisce in un comune sforzo per tracciare una «mappa» del settore. Non è concepibile che la Confederazione abbia affidato ad una lobby dei compiti essenziali per il proseguimento di questo lavoro. Il risultato, vergognoso, dimostra che quando serve raccogliere dati non si può fare affidamento sulla buona volontà dell’industria. La Confederazione dispone dei mezzi necessari per esigere la cooperazione da parte delle aziende. La Banca Mondiale già fa uso di questi strumenti per calcolare, per la categoria «Commercio di transito», la cifra d’affari totale del commercio di materie prime.

Per maggiori informazioni, contattare:

Géraldine Viret, Public Eye, +41 (0) 21 620 03 05, geraldine.viret[at]publiceye.ch
Gian-Valentino Viredaz, Public Eye, +41 (0) 21 620 06 14, valentino.viredaz[at]publiceye.ch

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