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Petrolio e appropriazione indebita: Public Eye rivela i segreti di Gunvor in Congo

Losanna/Zurigo, 12 settembre 2017

Un rapporto pubblicato oggi, frutto di due anni di inchiesta, rivela le pratiche discutibili della quarta impresa a livello mondiale nel settore privato del commercio di petrolio. Per poter far man bassa dell’oro nero del Congo, Gunvor si è circondata di figure discutibili e ha versato provvigioni esorbitanti. Da quando il Ministero pubblico della Confederazione, nel 2012, ha avviato un procedimento penale, l’impresa ginevrina imputa le malversazioni a un ex-dipendente. I fatti rivelati da Public Eye provano però che questi affari poco limpidi hanno avuto seguito ben oltre il licenziamento del dipendente in questione. Gunvor si è assunta dei rischi inauditi per rinforzare la sua presenza sul mercato di Brazzaville. Nel 2014 un dirigente dell’azienda, ripreso da una videocamera nascosta, è stato visto abbozzare un piano per «ingraziarsi» degli ufficiali congolesi. Quest’inchiesta mostra come Gunvor abbia contribuito all’appropriazione indebita dei proventi del petrolio in Congo, un paese simbolo della maledizione delle risorse. Gunvor si trova ormai nel mirino della giustizia svizzera, come ha confermato ieri il Ministero pubblico della Confederazione.

Per imporsi in Congo e assicurarsi, fra il 2010 e il 2012, spedizioni di petrolio per un valore di 2,2 miliardi di dollari, Gunvor si è avvalsa dei legami che il suo co-fondatore, Guennadi Timtchenko, intrattiene con il presidente russo Vladimir Putin, intercedendo a Mosca perché degli accordi di cooperazione economica fossero firmati con Brazzaville. L’azienda ha però sempre negato che il suo successo fosse dovuto alle relazioni con il Cremlino. Il commerciante ha inoltre accordato dei prestiti alla Società nazionale dei petroli del Congo (SNPC), per un valore di 750 milioni di dollari, in cambio di future spedizioni di petrolio, diventando così, de facto, la banca del Congo.

Gunvor si è anche avvalsa dei servizi di due intermediari, generosamente remunerati. In totale, sono stati versati 31,9 milioni di dollari in provvigioni. Uno di questi intermediari ha trasferito diversi milioni dai suoi conti in Svizzera a Hong Kong, a delle società appartenenti a undici cittadini cinesi, diversi dei quali sospettati di avere legami con la criminalità organizzata o condannati per crimini finanziari. Potrebbero nascondersi, dietro a questi pagamenti, delle bustarelle destinate a funzionari pubblici congolesi? Due figure chiave, entrambi licenziati da Gunvor, hanno confermato questa intenzione: uno di fronte alla procura federale, nella primavera di quest’anno, l’altro in un video clamoroso di cui Public Eye riporta il contenuto. «Quando li abbiamo pagati (gli intermediari), eravamo convinti che il grosso sarebbe finito da qualche parte. (…) Ne eravamo certi, avendo ricevuto le spedizioni». Filmato a sua insaputa, questo ex-membro dell'amministrazione di Gunvor propone persino di architettare un nuovo sistema per il versamento delle tangenti attraverso la Russia, con l’intenzione esplicita di evitare guai con la giustizia svizzera.

A conoscenza del rapporto di Public Eye, Gunvor ha comunicato ieri all’agenzia Reuters di essere attualmente perseguita per “carente organizzazione interna”, l’unico capo d’imputazione del Codice penale svizzero che permette di ascrivere un’infrazione a un’impresa piuttosto che a un individuo. Gunvor ha quindi preferito rivelare personalmente i sospetti che la giustizia nutre nei suoi confronti, che presto o tardi sarebbero divenuti pubblici. Gunvor ha inoltre ammesso di aver licenziato un secondo dipendente, quello che appare nel video, ma continua a negare la propria responsabilità e sostiene che a fonte dei problemi sarebbero dei “comportamenti individuali non graditi”.

La corruzione endemica che affligge la Repubblica del Congo non è mai stata d’ostacolo per le ambizioni di guadagno di Gunvor, che grazie alle sue attività nello stato dell’Africa Centrale ha realizzato un profitto stimato a 114 milioni di dollari. La nostra inchiesta mostra come queste pratiche discutibili facciano parte del modello d’affari di una delle maggiori imprese svizzere nel commercio di materie prime. Leader mondiale del settore, la Svizzera non vincola queste imprese ad alcun obbligo legale specifico. Benché insufficiente per sventare tali rischi, esigere trasparenza nei pagamenti che avvengono fra commercianti e stati produttori permetterebbe di limitare le transazioni poco limpide. A fine 2016, il Consiglio federale ha però rinunciato a introdurre questa misura nel progetto di revisione del diritto della società anonima. Complici o miopi, le autorità federali continuano a contare sulla buona volontà delle imprese, da cui si aspettano «un comportamento integro e responsabile».

Ulteriori informazioni qui o presso:

Marc Guéniat, responsabile inchiesta, 021 620 03 02, marc.gueniat[at]publiceye.ch 
Géraldine Viret, responsabile media, 021 620 03 02, geraldine.viret[at]publiceye.ch  

Gunvor au Congo: un cas emblématique du modèle d'affaires du secteur des matières premières

— Complétant le rapport, cette analyse (12 pages) expose le caractère emblématique des faits mis en lumière et résume les leçons qu’il convient d’en tirer. Public Eye montre que les arguments avancés dans les débats politiques helvétiques par les sociétés de négoce pour s’opposer à toute tentative de régulation ne résistent pas à l’examen de leurs pratiques et énonce des recommandations à l’attention des autorités suisses afin que celles-ci luttent enfin efficacement contre la malédiction des ressources.

Gunvor im Kongo: ein symptomatischer Fall für das Geschäftsmodell im Schweizer Rohstoffhandel

— Dieses Positionspapier ergänzt den Recherchebericht, es zeigt die typischen Muster dieses Skandals und belegt, dass die Argumente, welche die Rohstoffhandelsfirmen gegen eine Regulierung ihres Sektors vorbringen, durch ihre reale Geschäftspraxis konterkariert werden. Es hält die wichtigsten politischen Lektionen dieses komplexen Falls mutmasslicher Korruption fest und formuliert Empfehlungen an die Bundesbehörden, damit die Schweiz endlich ihren wirksamen Beitrag zur Bekämpfung des Rohstofffluchs leistet.

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