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Più di 33'000 chiedono al Consiglio federale di agire di fronte all’impennata dei prezzi dei farmaci

Berna, 13 settembre 2018

Oggi a Berna, Public Eye ha consegnato al ministro della Salute Alain Berset la confezione – in formato gigante – di un farmaco. Al suo interno, le 33'103 firme raccolte grazie all’appello collettivo per farmaci accessibili. I firmatari chiedono che il Consiglio federale faccia ricorso alla licenza obbligatoria, quando necessario, per combattere le disuguaglianze oggi presenti nel sistema sanitario svizzero. Le risposte sinora date agli interventi parlamentari depositati a questo effetto lasciano a desiderare, e mostrano un governo che fatica a far primeggiare l’interesse dei pazienti su quello delle case farmaceutiche.

Foto: Sébastien Gerber

L’impennata dei prezzi dei farmaci vitali rimane una forte preoccupazione per la popolazione svizzera, come mostrano i sondaggi e gli articoli che regolarmente toccano la questione, elemento centrale della politica sanitaria nazionale. Insieme alla Lega svizzera contro il cancro e alle associazioni dei pazienti, Public Eye chiede al Consiglio federale di fare ricorso alla licenza obbligatoria qualora l’interesse pubblico lo richieda. Questo strumento, previsto dal diritto svizzero e internazionale, permette la commercializzazione di un generico, equivalente a un farmaco esistente ma meno costoso, anche per i farmaci protetti da un brevetto. Uno strumento efficace sia per garantire che tutti abbiano accesso ai farmaci vitali che per ridurre il budget della sanità.

Il nostro appello collettivo per farmaci accessibili è stato firmato da 33'103 persone. Il nome di ognuna di esse compariva sul foglietto illustrativo di un farmaco gigante, battezzato “Remedium forte”, esposto oggi su più di cinque metri dinnanzi al Palazzo federale. I firmatari chiedono misure concrete per porre fine all’uso spropositato dei brevetti da parte delle case farmaceutiche. Il messaggio è chiaro: In Svizzera come all’estero, l’accesso alle cure mediche non può essere una questione di soldi. I prezzi proibitivi dei farmaci brevettati sono un problema che tocca in primo luogo i paesi in via di sviluppo e emergenti. Diversi di questi paesi hanno cercato di utilizzare la licenza obbligatoria per porvi rimedio, ma queste iniziative sono state ostacolate, se non annientate, dalle forti pressioni esercitate dalle case farmaceutiche e dai paesi in cui esse hanno sede. Rispondendo all’interpellanza di Sibel Arslan (Verdi/BS), il Consiglio federale ha riconosciuto pienamente la sovranità di cui tutti gli stati godono nel fare ricorso alla licenza obbligatoria. Un’affermazione che già viene messa in discussione dai negoziati per un accordo di libero scambio con l’Indonesia, come mostrano le critiche rivolte l’altro ieri al ministro del Commercio Johann Schneider-Ammann da una coalizione internazionale di NGO.

Chiamato a esprimersi sugli interventi direttamente volti a ostacolare una licenza obbligatoria, come quello dell’ex amministratore delegato di Novartis presso il presidente colombiano, citato da Sibel Arslan, il Consiglio federale risponde laconico: «non viene commentato il contenuto della corrispondenza inviata da rappresentanti non facenti parte dell’amministrazione federale e non indirizzata al Consiglio federale». Un atteggiamento che ben riflette la politica dello struzzo praticata dal governo nelle questioni nazionali relative al prezzo dei farmaci. La posizione adottata di fronte all’interpellanza di Angelo Barrile (PS/ZH) rimane incerta. Il dottor Barrile vuole sapere perché il Consiglio federale «è dell'avviso che la licenza obbligatoria, presentata nei media come uno strumento adeguato per ridurre i prezzi dei medicamenti brevettati, non porti ai risultati sperati?». A esprimersi ora dev’essere il Consiglio federale, che deve annunciare chiaramente di voler infine rispondere alle preoccupazioni della popolazione e alle necessità della sanità pubblica, piuttosto che agli interessi finanziari delle case farmaceutiche.

Fotografie a uso dei media disponibili qui.

Maggiori informazioni presso:

Géraldine Viret, responsabile per i media, 021 620 03 05, geraldine.viret[at]publiceye.ch
Patrick Durisch, responsabile per la salute, 021 620 03 06, patrick.durisch[at]publiceye.ch

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