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Modem - Rete Uno: Rana Plaza

24 aprile 2013, in Bangladesh crolla il Rana Plaza, palazzina di 8 piani che ospita fabbriche di abbigliamento, una banca, appartamenti e numerosi altri negozi. Il bilancio è gravissimo: oltre 1100 morti, oltre 2500 i feriti. L'incidente segna l’apice di una serie che coinvolge il settore del tessile e dell’abbigliamento e posa i riflettori sulle condizioni deplorevoli in cui operano le sue lavoratrici ed i suoi lavoratori. Quell’edificio non era stato costruito per accogliere fabbriche. Sotto accusa finisce chi lo aveva permesso, ma finisce anche un po’ tutta la filiera del tessile: i grandi marchi della moda, i grandi distributori.

G.M.B. Akash / Panos Pictures

Sicurezza sul lavoro, abusi sui diritti dei lavoratori, condizioni salariali: quanto cammino è stato compiuto in questi 5 anni per migliorare le cose? Quanto quell’evento traumatico ha cambiato la responsabilità sociale delle aziende che operano nel settore? Quanto resta da fare? E a che punto siamo con le vicende processuali che accompagnano la vicenda?

Ne discutiamo con Deborah Lucchetti, Coordinatrice italiana della campagna “Abiti puliti”, Marco Ricchetti, docente di economia della moda all’Istituto europeo di design di Milano (IED), Maria Grazia Coggiola, collaboratrice RSI dall’India. Interviste registrate: Marina Spadafora, stilista impegnata per una moda etica e David Hachfeld, Public Eye.

Firmate la lettera aperta chiedere alle imprese svizzere Migros, Coop, Manor, Chicorée, Mammut e Zebra a firmare l'accordo sulla sicurezza degli stabili.

Public Eye esamina criticamente l’impatto della Svizzera e delle sue imprese sui paesi poveri. Con il suo lavoro di inchiesta e le sue campagne lotta contro le ingiustizie che hanno la loro origine in Svizzera e chiede il rispetto dei diritti umani ovunque nel mondo. Associazione indi-pendente, Public Eye agisce qui per un mondo più giusto. Sosteneteci diventando membri dell’associazione

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